Governare gli agenti AI: come scalare senza perdere il controllo

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Governance degli agenti AI in azienda

Con l’adozione degli agenti AI che avanza più in fretta del controllo, la governance diventa la condizione per estenderli davvero all’azienda. Tutto parte da tre elementi concreti: sapere quali agenti esistono, stabilire chi ne è responsabile e costruire la fiducia fin dall’inizio.

Molte aziende hanno superato la fase delle prime prove. Gli agenti AI sono già al lavoro su un processo di servizio, su un’attività amministrativa ricorrente, su un pezzo del ciclo commerciale. Finché l’agente è uno e vive dentro un reparto, tutto sembra gestibile. È nel passaggio da uno a molti, quando team diversi iniziano a costruirsi i propri, che emerge una domanda differente, meno entusiasta e più concreta: come teniamo tutto questo sotto controllo.

I numeri aiutano a inquadrare il fenomeno. Secondo un recente report Microsoft dedicato alla sicurezza dell’AI, oltre l’80% delle aziende Fortune 500 ha già agenti AI in produzione, e il 29% dei dipendenti utilizza agenti che l’azienda non ha autorizzato e che i team di sicurezza non riescono a vedere. L’adozione, insomma, sta procedendo più in fretta della capacità di governarla, con l’intelligenza artificiale che entra nei processi prima che vengano definite le regole per gestirla.
Occuparsi di governance non vuol dire frenare l’adozione. Le aziende che riescono a portare gli agenti oltre il reparto in cui sono nati, di solito, sono quelle che hanno integrato il controllo nel modo stesso in cui li rilasciano, fin dai primi progetti.

Visibilità sugli agenti AI: il primo passo per governarli

Il primo ostacolo, quando il numero di agenti aumenta, ha poco a che fare con la tecnologia e molto con la visibilità. Non si governa ciò che non si vede, e quando gli agenti si moltiplicano tra reparti e strumenti diversi diventa facile perderne il conto. Prima ancora di parlare di regole, un’azienda dovrebbe essere in grado di rispondere a quattro domande su ogni agente che ha in casa:

  • Quali agenti esistono davvero, compresi quelli avviati dai singoli team senza passare da un percorso ufficiale.
  • Chi li utilizza dentro l’organizzazione.
  • A quali dati e a quali sistemi accedono.
  • Quali risultati producono.

Quando a queste domande non si sa rispondere, nascono gli agenti invisibili, strumenti utili nati dall’iniziativa di qualcuno ma fuori dal radar di chi dovrebbe garantirne sicurezza e coerenza. Riportarli alla luce è il primo passo concreto verso un’adozione ordinata.

La governance degli agenti AI è un processo continuo

C’è la tentazione di considerare la governance come un documento da approvare una volta e poi archiviare. Con gli agenti questo approccio non regge, perché vengono modificati, aggiornati e collegati nel tempo a nuovi dati, strumenti e processi. Un agente che ieri leggeva solo un archivio documentale e oggi viene connesso al gestionale non è più lo stesso, e va rivalutato. Una governance efficace assomiglia più a un ciclo che si ripete: mappare ciò che esiste, osservarne il comportamento nel tempo, correggere dove serve.

Dentro questo ciclo c’è un tema che le aziende tendono a rimandare, quello della responsabilità. Per ogni agente dovrebbe essere chiaro chi ne risponde, chi decide cosa può fare e dove è necessaria una supervisione umana. È soprattutto una scelta organizzativa: significa dare un proprietario a ciò che prima non era di nessuno.

Sicurezza e fiducia per andare oltre il progetto pilota

Quando un progetto fatica a superare la fase pilota, uno degli ostacoli può essere proprio la fiducia necessaria per estenderlo: dubbi su come vengono trattati i dati, su chi può accedere a cosa, su cosa accade se l’agente sbaglia. Quando queste domande restano senza risposta, l’agente resta confinato al reparto che lo ha avviato e il valore promesso non raggiunge il resto dell’organizzazione. Le aziende che vanno oltre la sperimentazione, di norma, hanno affrontato questi punti in partenza, con la protezione dei dati e il controllo degli accessi previsti già in fase di progetto.

Il ruolo di Copilot Studio nella governance degli agenti AI

Su questo terreno Copilot Studio ha un ruolo che va oltre la costruzione degli agenti. Oltre a essere l’ambiente in cui vengono creati e collegati ai dati e ai processi aziendali, mette a disposizione controlli su chi può accedere, su quali fonti di dati e quali azioni un agente può utilizzare, insieme a strumenti per monitorarne l’utilizzo e le prestazioni.

Nell’ecosistema Microsoft queste funzioni si inseriscono in un modello di governance più ampio, che coinvolge anche gli strumenti di amministrazione e sicurezza della Power Platform e di Microsoft 365. Gli agenti possono così essere gestiti dentro un perimetro più visibile e controllato, invece di svilupparsi in modo frammentato tra reparti e strumenti diversi. Per chi sta già investendo in agenti, questo permette di allargarne l’uso ad altri processi mantenendo la situazione sotto controllo.

Come impostare la governance degli agenti AI fin dall’inizio

La governance conviene impostarla quando gli agenti sono ancora pochi. Ricostruire inventario, responsabilità e accessi quando si sono già moltiplicati tra reparti e ambienti diversi è inevitabilmente più complesso. Si può partire da due cose alla portata di qualsiasi organizzazione, sapere quali agenti esistono e stabilire chi ne è responsabile, e procedere via via che l’adozione si allarga.

In Var Prime affianchiamo le organizzazioni che lavorano su ecosistema Microsoft non solo nel costruire agenti con Copilot Studio, ma nel definirne fin dall’inizio limiti, responsabilità e visibilità, così che ogni nuovo agente nasca già dentro un perimetro governato e la sua diffusione in azienda resti gestibile.

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