Le priorità tecnologiche per le aziende del fashion che vogliono trasformare le sfide di mercato in vantaggi competitivi
Il settore del fashion e del lusso sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Le pressioni geopolitiche, l’instabilità economica e i cambiamenti nei comportamenti di acquisto hanno ridisegnato le regole del gioco. Per i player del settore, il 2026 rappresenta un anno cruciale: chi saprà investire nelle giuste leve tecnologiche potrà consolidare la propria posizione di mercato, mentre chi resterà ancorato a modelli operativi superati rischia di perdere terreno in modo irreversibile.
Ma quali sono le aree su cui concentrare gli investimenti in ambito gestionale? E come possono le soluzioni digitali contribuire concretamente al raggiungimento degli obiettivi di business? Analizziamo le priorità strategiche che stanno emergendo nel settore.
Le sfide che ridefiniscono le priorità
Il cuore artigianale delle aziende del lusso è sotto pressione. I terzisti denunciano margini sempre più compressi, mentre le supply chain globali hanno subito tensioni significative a causa dell’instabilità geopolitica. A questo si aggiunge l’introduzione di nuovi dazi commerciali e l’incertezza sui mercati internazionali, che hanno frenato la fiducia dei consumatori e rallentato gli investimenti.
In questo scenario, la maggior parte delle aziende del settore sta reagendo concentrandosi su alcune priorità fondamentali. La riduzione dei costi operativi, di produzione e dei servizi generali è diventata una necessità per preservare la redditività in un momento di ricavi incerti. Ma tagliare i costi non basta: le aziende più lungimiranti stanno liberando risorse proprio per investirle in tecnologie digitali che rappresentano una leva competitiva sempre più decisiva.
Parallelamente, cresce l’attenzione verso le strategie omnicanale. Il cliente di oggi si aspetta un’esperienza fluida e integrata tra mondo fisico e digitale, e i brand che non riescono a garantirla rischiano di perdere quote di mercato a favore di competitor più agili. La sostenibilità e la tracciabilità rappresentano un altro fronte critico, sia per rispondere alle nuove normative europee sia per soddisfare le aspettative di consumatori sempre più attenti all’impatto ambientale e sociale dei prodotti che acquistano.
Dove il digitale fa davvero la differenza
Non tutte le sfide di business beneficiano allo stesso modo delle soluzioni digitali. I responsabili IT del settore fashion riconoscono che il contributo della tecnologia è particolarmente elevato quando si tratta di migliorare le strategie omnicanale e di semplificare la complessità della supply chain. In questi ambiti, l’impatto delle soluzioni digitali è considerato determinante.
Subito dopo, il digitale viene riconosciuto come leva fondamentale per ridurre i costi operativi e per abilitare sostenibilità e tracciabilità. Anche l’aumento dell’efficacia dei processi commerciali e di vendita beneficia significativamente dell’adozione di tecnologie avanzate, anche se in misura leggermente inferiore.
Minore, invece, è il contributo percepito del digitale per obiettivi come l’espansione geografica del business o l’armonizzazione dei sistemi IT a seguito di fusioni e acquisizioni. Questo non significa che la tecnologia non sia utile in questi ambiti, ma che le aziende riconoscono priorità diverse dove concentrare i propri investimenti.
Gli ambiti di investimento prioritari per i prossimi mesi
Guardando agli ambiti su cui le aziende del fashion stanno indirizzando i propri progetti digitali, emergono quattro baricentri principali: i dati e la data governance, l’aggiornamento delle soluzioni applicative, la cybersecurity e l’ottimizzazione delle soluzioni per il cliente digitale.
Le soluzioni di Business Intelligence e Advanced Analytics rappresentano la priorità più diffusa. Gli ambiti di applicazione sono molteplici: analisi del comportamento di acquisto, sentiment analysis, segmentazione dinamica dei clienti, ottimizzazione dell’assortimento per singolo punto vendita, anticipazione della domanda stagionale. In ambito logistico, queste soluzioni permettono il monitoraggio in tempo reale della supply chain, mentre a livello corporate supportano le decisioni di pricing e investimento.
L’intelligenza artificiale segue come seconda priorità di investimento, anche se la sua diffusione effettiva è ancora limitata. La modernizzazione applicativa è altrettanto rilevante: molte aziende stanno sostituendo sistemi legacy che non rispondono più alle esigenze attuali, preparandosi ad accogliere le nuove tecnologie.
La cybersecurity è oggetto di investimento da parte di quasi la metà delle aziende del settore, con l’obiettivo di proteggere dati sensibili, proprietà intellettuale e transazioni digitali in un contesto sempre più esposto a minacce sofisticate. A seguire, le piattaforme di e-commerce e le soluzioni per il digital customer rappresentano aree di investimento significative, con particolare attenzione all’integrazione tra canali fisici e digitali.
Supply chain: il cuore della trasformazione digitale
Tra le aree funzionali, la supply chain è quella su cui le aziende del fashion stanno concentrando maggiormente i propri investimenti digitali. In un settore caratterizzato da stagionalità accentuata, variabilità della domanda e catene di fornitura lunghe e complesse, la capacità di orchestrare in modo efficiente tutti gli attori coinvolti fa la differenza tra profitto e perdita.
Gli ambiti considerati più strategici riguardano la logistica del prodotto finito, la gestione dei magazzini e la pianificazione di acquisti e produzione in ottica make or buy. Le aziende stanno investendo in soluzioni che permettono di migliorare la visibilità end-to-end lungo tutta la filiera. Le control tower digitali consentono di monitorare in tempo reale lo stato degli ordini e i potenziali colli di bottiglia, mentre le tecnologie di tracciabilità permettono di seguire ogni componente lungo il suo percorso.
Una supply chain agile consente di ridurre i tempi di produzione e di adattarsi rapidamente alle richieste del mercato. Permette inoltre di evitare tanto gli eccessi di stock quanto le rotture, ottimizzando i costi e riducendo gli sprechi. Un aspetto particolarmente critico riguarda la collaborazione con i fornitori, che rappresenta spesso l’anello debole della catena e dove il livello di soddisfazione delle aziende è più contenuto.
Omnichannel: il cliente al centro di ogni canale
Il contributo delle soluzioni digitali al miglioramento delle strategie omnicanale è considerato il più rilevante in assoluto dai responsabili IT del settore. Non si tratta semplicemente di gestire più canali di vendita, ma di creare un sistema integrato che gestisce il flusso degli ordini attraverso tutti i touchpoint in modo coerente, fluido e personalizzato.
Le piattaforme di Commerce Experience di nuova generazione permettono di gestire tutti i canali da un’unica soluzione: retail fisico, e-commerce, marketplace e social commerce. La vera svolta sta nella capacità di creare esperienze personalizzate: suggerimenti su misura, notifiche mirate, styling virtuale basato sulle preferenze e sullo storico di acquisto del singolo cliente.
Nel mondo del lusso, questa personalizzazione si traduce in quello che viene definito omnichannel clienteling: una strategia evoluta di relazione con il cliente che combina tecnologia, dati e interazione umana. L’obiettivo non è vendere di più nel breve termine, ma costruire relazioni durature basate sulla conoscenza profonda del cliente e sulla capacità di anticiparne i desideri. L’after sales, in particolare, non è semplicemente un servizio post-vendita ma una continuazione dell’esperienza di marca, un momento cruciale per consolidare la fidelizzazione.
Sostenibilità e tracciabilità: prepararsi alle nuove regole
Le normative europee stanno imponendo alle aziende del fashion standard sempre più stringenti in materia di sostenibilità e tracciabilità. Il Digital Product Passport, obbligatorio per i prodotti tessili entro il 2027, richiederà alle aziende di creare un registro elettronico contenente informazioni dettagliate su ogni capo: origine delle materie prime, composizione, processi produttivi, impatto ambientale, durabilità e fine vita del prodotto.
A questo si aggiungono la Corporate Sustainability Due Diligence Directive, che responsabilizza le aziende per gli impatti ambientali e sociali lungo tutta la filiera, il Regolamento Ecodesign for Sustainable Products e la Green Claims Directive, che impone di dimostrare con dati verificabili ogni dichiarazione ambientale.
Il livello di soddisfazione delle aziende rispetto alle soluzioni attualmente in uso per gestire queste tematiche è tra i più bassi del settore. Questo indica un’opportunità significativa per chi saprà dotarsi di strumenti adeguati prima delle scadenze normative, trasformando un obbligo in un vantaggio competitivo.
Dati e analytics: la base per decidere meglio
Non esiste trasformazione digitale senza una solida strategia sui dati. Le aziende del fashion stanno investendo in modo significativo sulla Data Governance, ovvero sull’insieme di processi, ruoli e tecnologie che regolano come i dati vengono raccolti, archiviati, protetti e utilizzati.
Molte aziende sono impegnate nella costruzione e ottimizzazione dei propri datawarehouse, nella realizzazione di data lake e nell’evoluzione delle proprie piattaforme dati. Parallelamente, crescono le attività per migliorare la qualità dei dati e definire con chiarezza chi ne è responsabile, un aspetto fondamentale in vista dell’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale che richiedono dati affidabili per funzionare correttamente.
L’obiettivo di una corretta data strategy è triplice: supportare il raggiungimento degli obiettivi commerciali, abilitare capacità analitiche avanzate, e rispondere in modo più veloce agli adeguamenti normativi. Un utilizzo intelligente dei dati permette inoltre di identificare nuove opportunità di mercato e di perseguire un’ottimizzazione dei costi aziendali.
Intelligenza artificiale: dal potenziale alla pratica
L’intelligenza artificiale è senza dubbio il tema più discusso, ma la sua diffusione effettiva nelle aziende del fashion è ancora in fase iniziale. Solo una piccolissima percentuale di aziende ne fa un utilizzo avanzato e diffuso in tutti gli ambiti funzionali. La maggior parte è in fase di sviluppo o sta pianificando l’introduzione nei prossimi due anni. Una quota non trascurabile sta ancora discutendo se e come introdurla, mentre alcune aziende non la considerano ancora un argomento di interesse.
Eppure il potenziale è enorme. Secondo le analisi di McKinsey, nei prossimi tre-cinque anni l’intelligenza artificiale generativa potrebbe aggiungere tra i 150 e i 275 miliardi di dollari ai profitti operativi dei settori abbigliamento, moda e lusso. I casi d’uso considerati più promettenti dalle aziende del settore riguardano in primo luogo l’ottimizzazione dei processi di produzione, manutenzione e allocazione, indicata dalla stragrande maggioranza come l’applicazione più rilevante.
Segue l’automazione dei processi amministrativi e di back-office, un ambito dove l’AI può liberare risorse significative da attività ripetitive. Altri casi d’uso rilevanti includono la creazione assistita di grafiche, immagini e prototipi, la generazione di documenti e reportistica per il marketing, l’automazione delle operation IT e il supporto alla cybersecurity per la prevenzione delle minacce.
L’aspetto interessante è che l’intelligenza artificiale non sostituisce il lavoro umano, ma lo potenzia. Permette ai professionisti del fashion di svolgere alcune attività in modo drasticamente più veloce, liberando tempo per concentrarsi su ciò che solo le persone possono fare: la creatività, le relazioni, le decisioni strategiche.
Cloud: i benefici concreti per chi ha già fatto il passo
La propensione all’utilizzo di servizi cloud applicativi è in crescita nel settore fashion, anche se rimane una quota significativa di aziende che ne fa un uso contenuto o non li utilizza affatto. Il modello preferito è quello del cloud privato o riservato, scelto dalla maggioranza delle aziende rispetto al cloud pubblico, a garanzia di maggiore controllo sui dati.
Chi ha già adottato soluzioni cloud riconosce benefici concreti e misurabili. Il vantaggio più diffusamente riconosciuto è la riduzione dell’obsolescenza tecnologica: l’aggiornamento delle soluzioni diventa un problema delegato al provider, liberando l’IT interno da attività di manutenzione. Quasi altrettanto riconosciuta è la maggiore sicurezza delle soluzioni rispetto alla gestione on-premise, un dato che ribalta la percezione di qualche anno fa quando la sicurezza era considerata un freno all’adozione.
La possibilità di gestire i picchi di carico in modo elastico è un altro beneficio ampiamente riconosciuto, insieme alla flessibilità e scalabilità complessiva delle soluzioni. La velocità di adozione di nuove funzionalità è apprezzata dalla maggioranza delle aziende.
La scelta del partner: un fattore determinante
Di fronte a uno scenario così articolato, la scelta del partner tecnologico diventa un fattore determinante per il successo di qualsiasi progetto di trasformazione digitale. Le aziende del fashion hanno bisogno di fornitori che conoscano a fondo i processi specifici del settore, che parlino il linguaggio del business e non solo quello della tecnologia, e che siano in grado di proporre soluzioni che portino risultati misurabili nel breve termine.
In un momento in cui i budget sono sotto scrutinio e ogni investimento deve dimostrare il proprio valore, non c’è spazio per progetti che non generano ritorni concreti. Il partner giusto è quello che sa tradurre la complessità tecnologica in benefici di business comprensibili, che si pone come alleato nei percorsi di innovazione e che porta al tavolo un’esperienza reale nel settore. Non basta conoscere la tecnologia: serve dimostrare di aver già affrontato le sfide tipiche del fashion e di aver contribuito a risolverle con successo.
Le soluzioni per affrontare il 2026 con gli strumenti giusti
Microsoft Dynamics 365 Business Central rappresenta una piattaforma solida e flessibile, capace di supportare le esigenze delle aziende del settore fashion. La sua architettura moderna, la nativa integrazione con l’ecosistema Microsoft, le funzionalità di intelligenza artificiale integrate con Copilot e la possibilità di estenderla con soluzioni verticali la rendono una scelta strategica per chi vuole investire in una trasformazione digitale duratura.
Per le aziende del fashion che cercano una soluzione specificamente progettata per il loro settore, PRIME 365 Fashion offre funzionalità verticali costruite sulle best practice del comparto: dalla gestione delle collezioni alla tracciabilità di filiera, dall’integrazione omnicanale al supporto per le normative di sostenibilità. Una soluzione che permette di affrontare le sfide del 2026 con strumenti pensati per le specificità del mondo della moda.
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